ACQUA PUBBLICA: IL MOLISE DOPO IL REFERENDUM
Pubblichiamo di seguito una riflessione del Sindaco di Jelsi sul tema dell’acqua all’indomani del Referendum abrogativo che ha visto milioni di italiani alle urne lo scorso 12 e 13 giugno 2011.
“Nel recente referendum sull’acqua i cittadini molisani hanno voluto esprimere inequivocabilmente, in sintonia con la tendenza nazionale, la ferma volontà che la gestione di questo bene prezioso permanga nell’ambito della sfera pubblica. Questa circostanza impone, con ancora maggiore urgenza, una seria riflessione sul futuro che questa risorsa dovrà avere nella regione Molise, anche nel nuovo contesto di attuazione della riforma federale dello Stato.
Più o meno tutti in Regione hanno salutato con grande favore l’esito del referendum, anche chi, invero, alla vigilia non ha espresso alcuna indicazione al proprio elettorato di riferimento.
Ma oggi ciò che più conta è che si proceda celermente ad indicare sul piano normativo la strada che si intende percorrere, per giungere al miglior assetto pubblico di governance della risorsa idrica regionale.
Oggi più che mai, anche a seguito del trasferimento delle funzioni in materia dai Comuni alla stessa Regione, questo onere deve essere assunto dall’Amministrazione Regionale, che dovrà anche essere attenta a creare le condizioni per la più ampia partecipazione delle realtà locali e dei cittadini alle decisioni.
Su tale tema non è superfluo ricordare che nell’ambito della riforma dettata dalla legge Galli del ’94, totalmente recepita dal Decreto Ambiente e dalla normativa regionale, i Comuni, negli ultimi anni consorziati nell’Autorità d’Ambito (AATO), hanno alacremente lavorato per giungere in tempi rapidi all’affidamento del servizio idrico integrato (l’insieme dei servizi di distribuzione dell’acqua, della fognatura e della depurazione) sull’intero territorio regionale, varando una serie di provvedimenti anche di carattere programmatorio (Piano Stralcio, Piano d’Ambito), in verità solo in piccola parte accolti nell’ambito dei finanziamenti che la Regione ha erogato nel corso del tempo per i pochi interventi sulle reti idriche comunali. Val la pena di ricordare che la gran parte dei finanziamenti nazionali e regionali del settore idrico si sono resi disponibili proprio a seguito di questo grande impegno profuso da tutti gli amministratori locali.
Da ultimo la Regione, con la legge n. 8 del Marzo 2009 ha stabilito la soppressione dell’AATO, avocando a se ogni competenza in materia, con la previsione di un arco temporale di 6 mesi dall’approvazione dello stesso provvedimento per giungere alla disciplina della forma di gestione del servizio.
Sono trascorsi ormai più di due anni dall’approvazione della legge regionale e nulla si è mosso: i Comuni rimangono nell’attesa che si proceda in tempi rapidi all’affidamento del servizio, anche con il loro coinvolgimento tramite l’istituzione del previsto Comitato d’Ambito, per dar vita ad una gestione efficiente, efficace, sostenibile e quanto più possibile economica per l’intera comunità molisana.
Deve cessare il periodo in cui gli enti locali sono stati lasciati quasi sempre soli ad affrontare le problematiche della gestione delle reti idriche di distribuzione interne, vero punto debole della catena che porta l’acqua agli utenti. Le reti comunali hanno perdite a volte rilevanti perché i comuni non hanno la capacità finanziaria per intervenire con manutenzioni straordinarie costosissime ed oneri di gestione complessivi molto elevati. Al tempo stesso sono spesso individuati quasi come i terminali che non funzionano o dilapidano, mentre già da anni hanno presentato una programmazione degli interventi fatta dal basso, da chi vive i problemi, come detto quasi totalmente ignorata e dimenticata.
La strada prioritaria per una ottimale gestione del servizio idrico integrato non può che essere quella di coinvolgere i comuni, e fare della loro esperienza sul campo uno dei punti di forza del percorso di ottimizzazione della risorsa a beneficio dell’intera collettività molisana.”








